venerdì, 20 novembre 2009
Power

Si parla di riforma della giustizia, così mi sono interrogato sulla reale applicazione della divisione dei poteri. In effetti nei nostri ordinamenti democratici i tre poteri, legislativo-esecutivo-giudiziario, sono fortemente interconnessi e, specie in Italia, si ostacolano l'un l'altro.
L'organo legislativo dovrebbe avere il potere maggiore in questo tira e molla, perchè se una legge particolare non eiste non può essere eseguita e nemmeno si può giudicare in base ad essa. Tuttavia spesso è l'esecutivo che detta le leggi ai parlamenti, i cui membri sono schierati a favore o contro lo schieramento governativo.

Come si esce da questo intreccio? Come sempre rivedendo le fondamenta del sistema. Tre poteri sono troppi oppure sono mal definiti. Il punto cardine penso sia la legge: questa si fa e si esegue. Il controllo della legge è un particolare tipo di esecuzione, l'esecuzione delle leggi di controllo. Ciò detto resta l'annosa ricaduta pratica. Io lascerei fare le leggi a coloro che poi dovranno vigilare su di esse o viceversa darei mandato di controlo a chi le fa; fonderei insomma parlamento e magistratura per creare un sistema più efficiente e dinamico. Il governo, formato da tecnici adatti per ruolo ed estrazione professionale, avrebbe il solo compito di amministrare lo Stato. In questo modo ogni organo sarebbe per lo più composto da professionisti e non da politicanti vari.

Leggo su
Wikipedia che qualcuno (come sempre!) ha già proposto una soluzione teorica simile, ossia duale. Interessante invece la teoria dei cinque yuàn applicata a Taiwan, specie nella parte riguardante la selezione del personale della PA.
postato da: karagounis78 alle ore 21:39 | Permalink | commenti
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martedì, 17 novembre 2009
Loosing my religion

Cos'è che definisce un cristiano? Ed inoltre, credere in Dio significa credere in quale dio?
Penso sia così riassumibile il libro Disputa su Dio di Augias-Mancuso. Un dialogo tra un ateo ragionato ed un teologo atipico alla ricerca di un punto in comune che difficilmente troveranno.

Ho preso appunti, per cui ho materiale di riflessione per i prossimi tempi, tuttavia la questione dell'identificazione del dio in relazione alla fede che si vorrebbe promfessare mi pare fondamentale. Non basta dire di credere in Dio per definirsi cristiani, specie se, come fa Mancuso, si stravolgono alcune premesse della dottrina in favore di altre magari contrarie. Per me questa è religione personale. Capisco che il teologo erudito, una volta compreso l'uso e la genesi della dottrina ed il suo significato lontano dalla realtà dei fatti descritti nei testi sacri, cerchi una via personale per ricucire lo strappo fra l'istituzione Chiesa e chiesa del popolo, tuttavia bisognerebbe anche avere il coraggio di uscire da un sistema che non ci rappresenta e fondare una propria chiesa, una propria via di fede.
postato da: karagounis78 alle ore 21:07 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 17 novembre 2009
TFR

Dopo la seconda parte della puntata di Report concludo che ho fatto la scelta giusta nel lasciare il mio TFR in azienda, senza mollarlo ai fondi pensione. Altro che opportunità, lì si è speculato sfruttando i soldi di qualcuno che non potrà reclamarli per magari venti anni o più.
Chissà cosa rende l'italiano così bravo in questo genere di magheggi. Il nostro paese è pieno di esempi di problemi che vengono creati oggi e la cui soluzione è demandata ai posteri, che loro malgrado dovranno risolvere creando un nuovo problema da lasciare poi in eredità (par condicio generazionale).
postato da: karagounis78 alle ore 00:33 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, 16 novembre 2009
Power of boxe

E' assurdo come una semplice ora di attività fisica possa trasformare la noia e lo scazzo in pura energia ed intraprendenza. Sarà l'adrenalina? Mens sana in corpore sano.
E' anche una rivincita contro la tecnologia che oggi mi si è ribelata contro in ogni modo. Per star veramente bene i computer non servono.

Ora vado a gustarmi la puntata di Report. Se ci scappa la riflessione torno più tardi ad aggiornare. Altrimenti, buona notte.

postato da: karagounis78 alle ore 21:48 | Permalink | commenti
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sabato, 14 novembre 2009
H2O

Acqua sulla Luna? Quella sì che è l'acqua più leggera del mondo!
 
 
postato da: karagounis78 alle ore 17:44 | Permalink | commenti (4)
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martedì, 10 novembre 2009
L'apprensione genera linee di pensiero senza vie d'uscita
postato da: karagounis78 alle ore 19:56 | Permalink | commenti
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lunedì, 09 novembre 2009
ἑρμηνεία

Mi pare che alcuni punti del mio pensiero non siano stati capiti bene o da me spiegati con chiarezza. Vorrei porvi rimedio. Estraggo dal sito Filosofico.net una chiara spiegazione del concetto "agire senza agire".

Tutte le cose esistono nel Tao e il Tao è presente in tutte le cose. Finché le cose avvengono naturalmente, tutto è armonico e nulla turba l'equilibrio cosmico. L'uomo, se vuole vivere felice, deve seguire il Tao senza ostacolarlo. In questo senso, egli non deve agire, nel senso che non deve modificare l'armonia dell'universo. Se lo fa, allora non è più in accordo col Tao. Il principio della inazione (wu wei) non indica quindi il rimanere ozioso, senza far nulla, ma è piuttosto basato sul riconoscimento che l'uomo non è la misura e la sorgente di tutte le cose, ma lo è soltanto il Tao. La vita è vissuta bene solo quando l'uomo è in completa armonia con tutto l'universo e la sua azione è l'azione dell'universo che fluisce attraverso di lui. Il bene non viene compiuto dall'azione spinta dai desideri, ma dalla inazione (wu wei) che è ispirata alla semplicità del Tao. "Il Tao in eterno non agisce eppure non c'è nulla che non sia fatto. Se chi governa si attenesse ai suoi principi, gli esseri si svilupperebbero da soli. Se durante questo sviluppo crescesse il desiderio, basterà risvegliare in essi l'originaria semplicità di quello che non ha nome. La semplicità del senza-nome genera l'assenza del desiderio; l'assenza del desiderio genera la serenità, così l'impero si consolida da solo" (TTC, 37).

Il problema riguarda dunque il modo in cui si dovrebbe agire. La risposta è che si dovrebbe agire adottando la semplice via del Tao, non imponendo i proprio desideri al mondo ma seguendo la natura stessa. L'uomo deve conoscere le leggi che regolano i mutamenti delle cose per confermarsi ad esse; conoscendo tali leggi, l'uomo si renderà conto che è vano perseguire un fine diverso, poiché ogni cosa segue il proprio sviluppo, la propria intima legge. L'uomo deve liberarsi da ogni pensiero, passione, interesse, desiderio particolare per ritornare alla semplicità di quando era bambino; egli deve fare solo ciò che è necessario e naturale. Vivere semplicemente vuol dire vivere una vita in cui è ignorato il profitto, lasciata da parte la scaltrezza, minimizzato l'egoismo, ridotti i desideri. Non bisogna cioè agire con artifici e deformazioni ma lasciare che le cose si compiano in modo spontaneo e naturale.


In questo testo si trovano sia gli estremi del mio errore sia il cammino da seguire per cercare di porvi rimedio. Non voglio evitare le critiche mossemi circa l'aver atteso troppo; è stata una sclta ragionata, fondata su quanto scritto sopra, di cui sono pronto ad assumermi le eventuali conseguenze.
Il mio carattere mi spinge ad agire solo dopo aver maturato la consapevolezza che la via da intraprendere è giusta e ha margini di successo. Tutte le volte che ho agito avventatamente, d'impulso, ho sempre fatto grossi sbagli. Dunque trovo logico attendere piuttosto che rischiare un "vaff". Ciò non vol dire che non tengo alla risoluzione del conflitto: se così fosse semplicemente non penserei a modus operandi alternativi.

Mettere fretta ad una riflessione, specie se importante o difficile, non giova sicuramente al risultato. Si dovrebbe agire non perchè spinti dala voglia di agire, ma perchè spinti da un equilibrio interiore ed esteriore.
postato da: karagounis78 alle ore 13:32 | Permalink | commenti
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sabato, 07 novembre 2009
enjoy_silence

Per un tranquillo week end di...
postato da: karagounis78 alle ore 14:51 | Permalink | commenti
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mercoledì, 04 novembre 2009
Pedalando

Leggo che il CNR di Mssina ha costruito un prototipo di bici a idrogeno, una bici elettrica alimentata da una cella combustibile ad idruri metallici.
Mi ero già posto la domanda, accantonandola dopo poco come inutile. Ma qual'è l'utilità di una bici elettrica? Il bello della bici è proprio nell'esercizio fisico che permette di fare, nella pedalata stessa. Se sono così pigro da non voler pedalare ci sono altri mezzi di trasporto: l'autobus, il motorino, il motorino elettrico. Cioè, rendere motorizzata la bicicletta vuol dire snaturarla, sarebbe come mettere una mcchina a pedali, stile Flinstone.
postato da: karagounis78 alle ore 22:10 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 03 novembre 2009
L'impiccato

La notizia del giorno è troppo golosa per lasciarla passare sotto silenzio. La Corte europea per i diritti umani ha decretato che i crocifissi devono essere tolti dale scuole pubbliche. E giù al coro di indignazione e di protesta.
Finalmente viene dato spessore pratico ad un principio di laicità rimasto finora sulla carta. Ma la nostra politica fa muro e respinge a mittente. Altra occasione persa.

Per mio conto il crocefisso a scuola non è necessariamente il simbolo di una subdola dominazione cristiana. Io ci ho convissuto senza problemi e sono divenuto pseudo-ateo. E' che quei crocefissi fanno parte del mobilio scolastico dal giorno, per molti istituti molto indietro nel tempo, della loro inaugurazione. E in Italia è prassi comune rivestire di una certa sacralità, di un certo pomposo retaggio storico, ciò che è lì da molto tempo. E' la nostra cronica paura di cambiare. Se poi a ciò si aggiunge lo scontro fra religioni che non sappiamo gestire, ecco la frittatona. La laicità della scuola si vede da altre questioni, non ultima l'ora di religione cattolica, la quale sì che è di pura propaganda. Ho già proposto la sua sostituzione con un'ora di critica delle religioni.

Perciò ora esorto tutti gli studenti concordi con me a mettere sul banco un simbolo religioso differente dal crocefisso appeso al muro. Mettete sui vostri banchi un buddha, un corano, un tao, un qualsiasi dio greco, un altarino per venerare gli antenati, un dollaro per il dio denaro!

Certo, ma nemmeno sarebbe il caso di specificarlo, questa sentenza non deve dare lasciare intendere che ci stiamo piegando a 90° di fronte alla crescente pressione islamica. Qui viene difeso un principio generale che non discrimina o avvantaggia nessuno. Per questo sarebbe d'uopo che la stessa corte si pronunciasse anche sulla questione del velo in aula, su cui però sono dubbioso e non so esprimermi.
Per finire, anche l'argomentazione circa il ruolo storico svolto dal cristianesimo nella storia d'Europa mi sembra debole. Le differenti professioni dei paesi membri non ci uniscono più di quanto facciano le nazionali di calcio. L'identità europea che la Chiesa sbandiera è solo una fumosa concezione in cui la maggioranza dei cittadini non si riconosce, io per primo, almeno finché le istituzioni europee restano queste. E se vogliamo dirla tutta farei affondare le radici europee nell'Impero romano più che nella dottrina cristiana. Al limite, e non è campata in aria, in Napoleone, il primo europeista moderno.
postato da: karagounis78 alle ore 22:50 | Permalink | commenti (13)
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