mercoledì, 14 maggio 2008
Many things 2

Come sempre tanta gente che legge ma nessuno che commenta i miei post. Eppure qualcosa di interessante l'ho anche scritto (ero così contento del post sui Verbi Servili). Pace, continuerò a scrivere per me stesso, per i soli lettori e per il piacere di farlo.

Devo dire che ieri ieri mi ha scosso parecchio la lettura delle notizie dalla Cina. Un terremoto davvero terribile, con paesi spazzati via. Sapere di mille studenti sepolti sotto il crollo della scuola è stato...non trovo l'aggettivo adatto, ma potrei descrivere come una sensazione di fredda impotenza e di sconforto. Ho anche scritto ad un collega della nostra sede cinese per sapere se loro avessero avuto danni e comunque perchè portasse la nostra solidarietà di spirito agli eventuali colleghi che avessero avuto parenti coinvolti nella catastrofe. Fortunatamente, Marco e Luca, in trasferta in Cina ci hanno assicurato che da loro è tutto tranquillo.

La stessa solidarietà che ho nei confronti dei terremotati cinesi non mi viene d'istinto per gli alluvionati birmani. Non saprei perchè: forse dipende dal fatto che ultimamente la Cina mi interessa particolarmente da un punto di vista culturale, mentre la birmania so a malpena dove sta sulla cartina. Sono una bestia senza cuore?

E veniamo alla sfida lanciatami da Davide (so che mi stai leggendo!). Nord-est, Nord-ovest in base a quale punto sono definibili? I colleghi dicono in base al baricentro geografico dell'Italia, che potremmo supporre essere Bologna. A me sembra qaulcosa di meno studiato a tavolino: Lombardia e Piemonte ad ovest, Veneto e Friuli ad est. Però l'Emilia dove la mettiamo? Cercare una soluzione chiara mi pare difficile (nè trovo accenni in rete). E se invece ci riferiamo ad altri stati, in base a cosa questi decideranno cosa sta ad est e cosa ad ovest? La cosa più logica sarebbe riferirsi sempre alla capitale. Però così ci sono paesi che rischiano di perdere un punto cardinale relativo: non c'è nulla a Nord di Algeri o sud di Helsinki, a est di Tokyo o a ovest di Lisbona. Non impazzirò oltre sull'argomento.
postato da: karagounis78 alle ore 21:22 | Permalink | commenti
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lunedì, 12 maggio 2008
28 Protagonist

Ok, con stasera concludo la visione del binomio 28 giorni dopo e 28 settimane dopo. L'idea non è malvagia, anche se non originalissima: un virus stile rabbia infetta la popolazione inglese e la rende assetata di sangue e carne umana. I sopravvissuti lottano e fuggono per guadagnarsi la salvezza.

Ma mentre il primo film gode di un certo appeal, non fosse perchè è il primo, il secondo è una cagata, a partire dai protagonisti. A metà film mi sarebbe venuta voglia di interrompere lì: tutta colpa di due inetti ragazzini che con il loro sragionare adolescenziale creano i presupposti per lo sterminio totale che avrà luogo nella seconda metà della trama. Nemmeno il miglior Karagounis è mai riuscito a far sterminare, seppur inderettamente, 15.000 persone. Consiglio: non guardetelo!

Ed ecco svelata una cosa che mi dà sui nervi, sia nei film che nei libri: i protagonisti con un carattere poco incline all'atto eroico. Faccio alcuni esempi: i ragazzini fissati e indisciplinati, le madri apprensive, i complessati, gli sfigati cronici (salvo quando sono le figure di un film comico), i buonisti a tutti i costi. Ma caspita: il protagonista di una storia deve essere il protagonista, farsi carico dell'azione senza subirla passivamente. L'eroe, nell'accezzione più ampia del termine, è quello il termine di paragone. Per fortuna con i libri mi capita raramente, e quelle poche volte c'è il cattivo di turno per cui fare il tifo.
postato da: karagounis78 alle ore 23:14 | Permalink | commenti
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venerdì, 09 maggio 2008
Eureka!

Sono contentissimo: abbiamo appena concluso l'acquisto della cucina. Devo ringraziare il mio collega Marco che mi ha consigliato di rivolgermi allo studio Cau Mobili. Sono stati davvero eccezzionali, nel prezzo, nelle soluzioni proposte e nel consigliarci il prodotto rispondente alla nostre esigenze di budget e stile. I mobili saranno della serie Nuvola della ditta Arredo3, finitura in lamina lucida colore Bordeaux. Con oggi la cucina è quasi compeltamente sistemata, dato che ci stanno posando anche il pavimento.

E che signore sarei se questa cucina dovesse essere il regalo di compleanno per Paola?! Invece è solo una fortunata coincidenza: ieri le ho però dato un regalo veramente bello che perdona almeno 2/3 marachelle. Auguri Amore.
postato da: karagounis78 alle ore 20:45 | Permalink | commenti
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mercoledì, 07 maggio 2008
Report n.6

Eh sì, il grande problema delle case in Italia. Lo stato non fa edilizia pubblica, e visto ciò che sforna quelle poche volte è meglio così, e lascia troppa libertà ai privati, che tuttavia speculano e basta. La solita tiritera che ci porta al solito problema: la mancanza di pianificazione o, spingendosi ancora più a fondo, la mancanza di un'educazione civica alla pianificazione urbana. La città va vissuta, ma va vissuta bene.

Nella mia ignoranza in merito ricordo positivamente quel poco che ho visto di Monaco: trasporti funzionanti alla perfezione, quartieri ben gestiti, poli direzionali decentrati. Non che noi si voglia essere come i tedeschi (un po' di brivido da ritardo cronico dà quel pizzico di pepe alla vita) ma qualcosina in più si potrebbe fare. Purtroppo chi ci governa, a tutti i livelli, non ascolta chi conosce e studia queste cose, penso ai grandi architetti. L'unica campana che risuona sempre è quella delle imprese private.

Ringrazio il cielo di vivere perlomeno in una cittadina di provincia, che avrà pur i suoi difetti, insegue anch'essa l'inutile edificazione delle aree circostanti, ma perlomeno resta pur sempre piccola e vivibile. Speriamo però che dopo Gli Orsi si smetta di fare centri commerciali.
postato da: karagounis78 alle ore 23:49 | Permalink | commenti
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mercoledì, 07 maggio 2008
Articolismo

Si prospetta all'orizzonte la possibilità per il sottoscritto di scrivere un articoletto per il giornale aziendale, che, dopo anni di pausa, riprende una cauta attività. Siccome i miei colleghi sanno che mi diletto, con buoni risultati, nella scrittura mi hanno lanciato la patata bollente. Ma ne sono più che contento.

Non è comunque facile trovare un argomento che si adatti al contesto ma penso di aver trovato l'idea giusta, che coniuga l'interesse aziendale con alcune riflessioni di carattere più generale sulle cose del mondo. Non posso però svelare nulla...prima bisogna passare il vaglio del caporedattore.

Per me è un ritorno a qualche anno fa, quando scrivevo per le pagine di GMM. Mi affascina il ruolo del giornalista, ci vedo un certo potere nei confronti delle opinioni della gente. E' ancora differente che scrivere sul blog: qui posso scrivere di getto o senza troppa attenzione alla forma o con contenuti un po' sballati, mentre su un foglio occorre essere precisi e scegliere con cura le parole per trasmettere senza fraintendimenti.
postato da: karagounis78 alle ore 00:33 | Permalink | commenti
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domenica, 04 maggio 2008
Verbi servili

Non temete, non voglio fare un corso di grammatica italiana, ma sono così definiti, insieme a Volere, i verbi Potere e Dovere. Concentrerò il mio intervento notturno su questi ultimi due, oggetto di una interessante riflessione dei giorni scorsi. Restringendo l'analisi al campo del comportamento razionale, vorrei ragionare su come i concetti di dovere e potere modifichino la loro importanza relativamente al compiere una determinata azione quando siano utilizzati in modo positivo piuttosto che negativo.

E' palese che di fronte ad un "dovere" ci siano solo due possibilità: o così o se ne pagano le conseguenze. Di fronte al "potere" invece l'individuo può imporre la propria arbitrarietà di scelta. Esempio stupido: devi camminare sul marciapiede non lascia alternative, mentre puoi camminare sul marciapiede ci lascia liberi di camminare anche su altre zone. Per questo solitamente le imposizioni nette, gli obblighi sono malvisti.
E fin qui penso siamo tutti d'accordo.

Passando però al negativo delle due forme verbali mi nasce un sospetto. Non devi camminare sul marciapiede contro non puoi camminare sul marciapiede: quale vi sembra la regola più restrittiva? A me sicuramente la seconda. Infatti il divieto, come l'obbligo, lascia spazio alla violazione dello stesso, sebbene sotto la minaccia di una pena certa; sono due facce di una stessa medaglia (anche giuridicamente parlando). Invece la non facoltà taglia alla radice ogni velleità di scelta; è l'esatto opposto del potere: l'individuo perde un grado di libertà, come se ora su quel lato della sua strada avesse un muro invalicabile. Non c'è punizione prefissata per i trasgressori, perchè non ci possono essere trasgressori: non potendo non ha senso pensare di fare il contrario!

Capito il discorso? Dovere e potere, o meglio non dovere e non potere, non sottostanno l'uno all'altro, ma nell'accezzione negativa uno esclude per logica impossibilità l'altro (se non posso compiere un'azione non ha senso vietarla). Sono espressioni diverse il cui unico punto in comune è coinvolgere il volere (ed ecco il terzo verbo servile) di un individuo.

PS. leggendo questo, ed i relativi link, stralcio giuridico su Wikipedia mi pare di essere in contraddizione con la comune dottrina, che vorrebbe facoltà e dovere contrapposti. Tuttavia io non condivido questa visione: "
la facoltà è la possibilità di tenere un determinato comportamento e, quindi, l'opposto del dovere o obbligo." E' vero che io ho l'obbligo, od il divieto, di non uccidere, ma di sicuro ne ho la piena possibilità qualora decidessi di farlo. Non ho ricevuto da nessuno la facoltà, il diritto al gesto. Direi allora più correttamente: "la facoltà è la riconosciuta e sancita possibilità di tenere un determinato comportamento e, quindi, l'opposto del dovere o obbligo."
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sabato, 03 maggio 2008
Leoni per agnelli

Ho appena terminato la visione del film omonimo del titolo del post. Sicuramente un bel film, con un tema socialmente e policamente impegnato che fa riflettere.

E' veramente possibile che la nostra inazione all'interno della società lasci i posti di comando non ai migliori ma a coloro che hanno approfittato della situazione? Se ci estraiamo dalla partecipazione attiva (e io mi metto sicuramente in prima fila tra i colpevoli di questo crimine) in quale futuro possiamo sperare, non nel migliore di certo. Tuttavia, agire...ma in quale direzione e con quale obbiettivo?
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mercoledì, 30 aprile 2008
Many things

Bella semifinale tra Liverpool e Chelsea. E vincendo meritatamente il Chelsea si prospetta una grande finale derby con il Manchester. E siccome le stesse due squadre si stanno giocando la Premier League il pepe sulla sfida sarà ancora maggiore: chi vincerà probabilmente si porterà a casa coppa e campionato.
Tra l'altro non avevo mai notato la presenza discreta degli steward che controllano i tifosi sugli spalti. Se ci fate caso questi signori sono sempre rivolti verso le tribune: mai si girano per dare una sbirciatina alla partita in atto alle loro spalle. Chissà invece come si comportano i pochi steward italiani?

I lavori in casa procedono e si intravede il netto cambiamento d'aspetto. La cucina è ancora in alto mare ma potrebbe sistemarsi in un paio di settimane. Ora a tenere banco è la parte d'arredamento: non tanto le scelte del mobilio, fatta salva la cucina, quanto l'aspetto economico dello stesso. Vorrei ancora farcela con le mie sole finanze per quello che resta da comprare (e fortuna che mia mamma ci ha regalato i due divani). Piuttosto ritardo ad agosto l'ingresso definitivo, perchè una volta dentro i margini saranno risicati.

Dopo un primo approccio non felice, con il libro Antracite, sto apprezzando lo stile di Evangelisti per quel che concerne la saga dell'Inquisitore Eymerich. Gli inquisitori sono sempre personaggi affascinanti: sarà l'aria di inflessibilità che li circonda? Ricordo i bei tempi del Pelato, l'Inquisitore Eisenhorn.

Ora, dato l'ora non troppo tarda, mi faccio un tè e mi gusto il film 28 giorni dopo. vi dirò come l'ho trovato domani.
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lunedì, 28 aprile 2008
Religio

Sul blog Viverestphilosophari è nato un interessante scambio di opinioni tra me ed un'altra lettrice, vertenza la religione ed il modo di vederla. Qui vorrei riportare un pensiero che mi è sovvenuto qualche giorno fa parlando con Paola.

Pur essendo da anni un ateo convinto, sorretto da solide teorie scientifiche, dal breve periodo di frequentazione della cerchia cattolica qualcosa mi è rimasto. Parte del mio modo di vedere può essere ricondotto a ciò che ho compreso all'epoca circa la religione: assolutismo ed ortodossia. Perchè se Dio è, allora non vi può essere spazio per nessuna interpretazione delle sue parole; ogni deviazione va considerata eresia pura.

Paola mi fa tuttavia notare che questa mia visione della religione non è corretta, nel senso che non è quella propugnata dal clero cattolico, ne probabilmente da nessun altro clero. Allora fortunatamente (non so se per me o per i credenti) che ho deciso di non sposare questa causa.
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mercoledì, 23 aprile 2008
Report n.5

Il sistema farmaceutico americano è veramente assurdo, o forse è soltanto lo specchio della nostra società. Da un lato, giustamente, lo stato si arroga il diritto di sviluppare i farmaci contro le grandi malattie, dall'altro si lascia campo libero alle società farmaceutiche su tutti i farmaci di contorno. Il problema, come sempre quando parliamo di società per azioni, è che l'obbiettivo primario diventa fare soldi; dalle alte sfere non arrivano quelle direttive al rispetto dello scopo primario, in questo caso la salute del paziente.

E quando si è così in balia dei grandi produttori, come accade in ogni altro ambito, il consumatore-paziente è spinto ha comprare cose-farmaci di cui non ha realmente bisogno. Ci sono miriadi di studi che parlano della tendenza attuale di creare malattie dove prima non c'erano. Io sono sempre stato contro questa tendenza: per me cose come obesità o depressione non sono malattie e non considero tali questi cosiddetti malati. Semplicemente sono persone che non tengono alla propria salute mentale o fisica, degli auto-malati se mi passate il termine.

Per quel poco che ne so in Italia sotto certi aspetti siamo ancora tutelati. Specie perchè i farmaci si devono prendere in farmacia spesso sotto presentazione di ricetta. La mania del farmaco sempre e comunque è ancora contenuta. Per una volta è meglio essere "arretrati".
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