Power
Si parla di riforma della giustizia, così mi sono interrogato sulla reale applicazione della divisione dei poteri. In effetti nei nostri ordinamenti democratici i tre poteri, legislativo-esecutivo-giudiziario, sono fortemente interconnessi e, specie in Italia, si ostacolano l'un l'altro.
L'organo legislativo dovrebbe avere il potere maggiore in questo tira e molla, perchè se una legge particolare non eiste non può essere eseguita e nemmeno si può giudicare in base ad essa. Tuttavia spesso è l'esecutivo che detta le leggi ai parlamenti, i cui membri sono schierati a favore o contro lo schieramento governativo.
Come si esce da questo intreccio? Come sempre rivedendo le fondamenta del sistema. Tre poteri sono troppi oppure sono mal definiti. Il punto cardine penso sia la legge: questa si fa e si esegue. Il controllo della legge è un particolare tipo di esecuzione, l'esecuzione delle leggi di controllo. Ciò detto resta l'annosa ricaduta pratica. Io lascerei fare le leggi a coloro che poi dovranno vigilare su di esse o viceversa darei mandato di controlo a chi le fa; fonderei insomma parlamento e magistratura per creare un sistema più efficiente e dinamico. Il governo, formato da tecnici adatti per ruolo ed estrazione professionale, avrebbe il solo compito di amministrare lo Stato. In questo modo ogni organo sarebbe per lo più composto da professionisti e non da politicanti vari.
Leggo su Wikipedia che qualcuno (come sempre!) ha già proposto una soluzione teorica simile, ossia duale. Interessante invece la teoria dei cinque yuàn applicata a Taiwan, specie nella parte riguardante la selezione del personale della PA.
Si parla di riforma della giustizia, così mi sono interrogato sulla reale applicazione della divisione dei poteri. In effetti nei nostri ordinamenti democratici i tre poteri, legislativo-esecutivo-giudiziario, sono fortemente interconnessi e, specie in Italia, si ostacolano l'un l'altro.
L'organo legislativo dovrebbe avere il potere maggiore in questo tira e molla, perchè se una legge particolare non eiste non può essere eseguita e nemmeno si può giudicare in base ad essa. Tuttavia spesso è l'esecutivo che detta le leggi ai parlamenti, i cui membri sono schierati a favore o contro lo schieramento governativo.
Come si esce da questo intreccio? Come sempre rivedendo le fondamenta del sistema. Tre poteri sono troppi oppure sono mal definiti. Il punto cardine penso sia la legge: questa si fa e si esegue. Il controllo della legge è un particolare tipo di esecuzione, l'esecuzione delle leggi di controllo. Ciò detto resta l'annosa ricaduta pratica. Io lascerei fare le leggi a coloro che poi dovranno vigilare su di esse o viceversa darei mandato di controlo a chi le fa; fonderei insomma parlamento e magistratura per creare un sistema più efficiente e dinamico. Il governo, formato da tecnici adatti per ruolo ed estrazione professionale, avrebbe il solo compito di amministrare lo Stato. In questo modo ogni organo sarebbe per lo più composto da professionisti e non da politicanti vari.
Leggo su Wikipedia che qualcuno (come sempre!) ha già proposto una soluzione teorica simile, ossia duale. Interessante invece la teoria dei cinque yuàn applicata a Taiwan, specie nella parte riguardante la selezione del personale della PA.








